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Tumore prostata, esperti: digital health strumento fondamentale per gestione pazienti

Incontro presso la Regione Lazio per un confronto su prevenzione e terapie
tra medici, rappresentanti istituzionali e stakeholders

 L’ipertrofia o iperplasia prostatica benigna (BPH o IPB) è una patologia caratterizzata dall’aumento di volume della ghiandola prostatica dovuto al numero di cellule prostatiche epiteliali e stromali e alla formazione di noduli. Si tratta di una patologia molto comune negli uomini: colpisce il 5-10% degli uomini dopo i 40 anni di età e oltre l’80% dopo i 70 e 80 anni, ma produce sintomi solo nella metà dei soggetti. Il tumore della prostata si è rivelato la neoplasia maschile più frequente in Europa: viene diagnosticato ogni anno a circa 450 mila uomini.

La Digital Health è uno strumento fondamentale per supportare i pazienti affetti da neoplasie. Attraverso l’utilizzo di dispositivi digitali, monitoraggio delle attività fisiche, applicazioni per smartphone e altri sistemi informatici, è possibile intraprendere un approccio sistematico di cura personalizzata.

Questi temi sono stati affrontati nel convegno dal titolo “Prevenzione, terapia e ruolo della Digital Health nell’Ipb e nel Tumore della Prostata”, promosso da IISMAS e organizzato da DreamCom, con il patrocinio della Regione Lazio, e il contributo incondizionato di Recordati.

L’incontro, che ha avuto sede presso il Palazzo della Regione Lazio, ha visto il confronto tra rappresentanti istituzionali ed esperti del settore, che hanno analizzato come la Digital Health possa contribuire a migliorare la gestione dei pazienti oncologici, favorendo il monitoraggio, la comunicazione medico–paziente, l’informazione medica e la migliore adesione alle terapie.

Il Prof. Aldo Morrone (Presidente IISMAS – Istituto Internazionale Scienze Mediche, Antropologiche e Sociali e già Direttore Scientifico IRCCS IFO Istituto San Gallicano) e la Prof.ssa Carla Bruschelli (Medico, Docente di Metodologia Clinica integrata e Medicina Interna, La Sapienza Università di Roma, Divulgatore Scientifico RAI), hanno moderato l’evento, all’inizio del quale ha portato il suo saluto anche l’On. Antonello Aurigemma(Presidente del Consiglio della Regione Lazio): “Porto un saluto non solo del sottoscritto ma anche dell’intero Consiglio Regionale per l’attività che svolgete quotidianamente; è da questi incontri che spesso si riesce ad avere quello scambio di informazioni, comunicazioni e di un’innovazione tecnologica che non ha precedenti anche nel settore della medicina. […] L’innovazione tecnologica si affianca anche a un miglior servizio e ad una prestazione che ha un impatto sicuramente meno coinvolgente sul paziente, che riesce a recuperare in tempi molto più brevi anche con una qualità della prestazione di gran lunga superiore”.

Primo ad intervenire Andrea Tubaro, Docente di Urologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia Sapienza Università di Roma, Presidente Onorario del Congresso 2023 SIU – Società Italiana di Urologia, Direttore U.O.C. Urologia A.O. Sant’Andrea di Roma: “La domanda è come facciamo ad usare la Digital Health per raggiungere l’appropriatezza terapeutica e diagnostica, per far sì che chi ha un problema serio trovi lo spazio per essere visto […] se potessi vedere le immagini che vengono fatte in Regione Lazio da strutture convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale, che la Regione paga, senza dover far venire il paziente fisicamente in ambulatorio, già forse avrei degli spazi liberi in ambulatorio l’anno prossimo”.

Anche Enrico Finazzi Agrò, Docente di Urologia presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Responsabile dell’Unità Operativa di Urologia del Policlinico “Tor Vergata”, sottolinea l’importanza dell’innovazione tecnologica in sanità: “Sarebbe auspicabile avere dei registri elettronici addirittura a livello europeo, integrare l’intelligenza artificiale per l’imaging, la telemedicina e il monitoring di quello che facciamo”.

Dello stesso parere Giuseppe Simone, Direttore UOC di Urologia dell’IFO Istituto Regina Elena di Roma: “Da noi in Istituto il processo di digitalizzazione è prossimo ad essere completo al 100%, ciò vuol dire che la cartella non sarà più cartacea in toto e non saremo più costretti a stamparla per archiviarla; relativamente all’applicazione che questo può avere nel rapporto con il paziente, non dobbiamo pensare di sostituire il consulto medico né di perdere il contatto fisico con il paziente, perché alcune cose bisogna valutarle avendo la persona seduta di fronte […] Abbiamo un progetto approvato da poco che riguarda l’introduzione di un’automatizzazione del consulto che il paziente chiede al medico, attraverso un link che contiene una serie di informazioni di base, anche per testare come i singoli specialisti si approcciano allo stesso caso clinico, in maniera più o meno aderente alle linee guida”.

“Nel 2023 non è più un problema di software, non abbiamo limiti da un punto di vista tecnologico: il limite che abbiamo è da un punto di vista procedurale. […] La digitalizzazione è gestione operativa, cioè, analizzare l’intero processo di presa in carico del paziente e trasformarlo in un’ottica digitale, che non vuol dire prendere un pdf che prima era stampato e trasformarlo in un pdf editabile sul proprio pc o sul proprio tablet, ma vuol dire cambiare l’approccio. La digitalizzazione può avvenire solo quando c’è una vera consapevolezza del fatto che deve cambiare l’approccio al processo di presa in carico”, ha affermato dal canto suo Giuseppe Navanteri – Responsabile Ingegneria clinica e tecnologie e sistemi informatici dell’IFO Istituto Regina Elena di Roma.